Il TFR in busta paga: dove si vede e come si calcola

Il TFR rappresenta senza ombra di dubbio uno dei temi più di interesse dei lavoratori italiani sia privati che pubblici. Sicuramente sai già cos’è ma non hai mai avuto ben chiaro come funziona o come si calcola. In questo caso, mettiti comodo perché nelle prossime righe ti spiegheremo tutto quello che non sai sul TFR.

Che cos’è il TFR?

Come ben sai TFR sta per Trattamento di fine rapporto e indica la liquidazione che il datore deve pagare al dipendente al momento della cessazione del rapporto di lavoro.  Tale indennità deve sempre essere proporzionata agli anni di servizio che hai svolto presso un’azienda.

Hanno diritto al TFR tutti i lavoratori sia del settore privato e che di quello pubblico. La liquidazione viene erogata in tutti i casi di cessazione del rapporto di lavoro, dal licenziamento alle dimissioni volontarie.

Tale trattamento rappresenta un vero e proprio compenso differito al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Il suo scopo è quello di dare al lavoratore la possibilità di superare le difficoltà economiche che possono subentrare con il venir meno della retribuzione.

Se l’azienda fallisce o è inadempiente al momento della liquidazione oppure nel caso di una richiesta di anticipo, l’INPS garantisce per il soggetto privato e paga la somma dovuta. Quindi il lavoratore anche in caso di fallimento dell’impresa nella quale svolge la sua attività lavorativa, non perde il diritto a percepire il TFR, infatti mese per mese il datore di lavoro è obbligato a versare un contributo proporzionale alle retribuzioni pagate.

Anticipazione del TFR

Se hai almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, la legge prevede la possibilità di richiedere in via anticipata il TFR ottenendo però massimo il 70% del suo valore.

Inoltre, la richiesta deve sempre essere giustificata necessità valide come il costo di spese urgenti le quali devono essere rigorosamente documentate. Nello specifico puoi richiedere anticipatamente l’indennità in caso di:

  • Eventuali spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche.
  • Acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato da contratto preliminare (compromesso) o atto notarile di compravendita.
  • Spese da sostenere durante i periodi di astensione facoltativa dal lavoro per paternità, fruibili fino al compimento dell’ottavo anno del bambino.
  • Spese per congedi di formazione, come quello finalizzato al completamento della scuola dell’obbligo, al conseguimento del titolo di studio di secondo grado, del diploma universitario o di laurea, o alla partecipazione ad altre attività formative.

L’anticipazione può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e viene detratta, a tutti gli effetti dal trattamento di fine rapporto.

Come si calcola?

Per calcolare il TFR bisogna dividere la retribuzione annua per 13,5. Questo è un valore convenzionale utilizzato ugualmente sia che il lavoratore percepisca 13 mensilità, sia che ne percepisca 14.

Ad esempio, nel caso in cui il tuo reddito annuale del 2021 sia di 20.000 euro, la parte di liquidazione accantonata nei 12 mesi sarà la seguente:

Quota annua del TFR lordo:

25.000:13,5 = 1.851,85 euro

Poi il 31 dicembre di ogni anno l’importo che hai accumulato progressivamente negli anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, eccetto quello dell’anno in corso, viene rivalutato sommando un tasso fisso dell’1,5% più il 75% dell’aumento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo (cioè l’aumento dell’inflazione) rispetto all’anno precedente.

Quindi la somma della liquidazione è pari al totale della retribuzione annua divisa 13,5. Poi questa cifra va ricalcolato aggiungendo l’indice di rivalutazione che è uguale al 75% dell’inflazione più 1,5% fisso.

Rimodelliamo l’esempio di prima. Ipotizziamo che il 1° gennaio vieni assunto con uno stipendio annuo lordo di 25.000 euro. Al 31 dicembre del primo anno il calcolo per l’accantonamento del suo TFR sarà:

Quota lorda annua calcolata il 1° gennaio

25.000 euro: 13,5 = 1.851,85 euro  (TFR al termine del primo anno di lavoro).

Al 31 dicembre dell’anno successivo, si procederà nuovamente al calcolo. Ipotizziamo che tu abbia percepito lo stesso stipendio e che l’aumento dell’indice Istat dei prezzi al consumo, rispetto all’anno precedente, sia stato dell’1%.

Rivalutazione al 31 dicembre

1.851,85 x 2,25% = 41,66 euro                                      

Dove 2,25% lo otteniamo sommano l’1,5% (che è fisso) e il 75% dell’1% che abbiamo ipotizzato essere l’aumento dell’inflazione rispetto all’anno precedente.

Totale accantonamento TFR lordo

1.851,85 +1.851,85 + 41,66 = 3.745,37 euro (TFR accumulato in due anni di lavoro).

L’importo calcolato viene definito lordo, in quanto maturato inglobando anche le tasse dovute.

Ritenuta INPS

Dalla cifra ottenuta prima va sottratta una ritenuta dello 0,5% per l’Inps, calcolata sull’imponibile contributivo. Quest’ultima somma serve per alimentare un fondo dell’INPS e assicurare che i lavoratori ricevano la liquidazione anche se l’azienda fallisce.

Ritenuta ai fini Inps:

25.000 x 0,005 = 125 euro

Quota annua TFR:

1.851,85 – 125 = 1.726,85 euro

Dobbiamo però ricordare che il TFR è anche soggetto a una tassazione separata. Significa semplicemente che l’aliquota IRPEF applicata non è quella basata sull’ultimo anno di stipendio, ma con l’aliquota media calcolata su tutti gli anni di servizio. Vediamo insieme a quanto ammonta l’aliquota per il calcolo del TFR.

L’aliquota IRPEF 

Dopo aver determinato la base imponibile totale del TFR occorre determinare l’aliquota media che sarà applicabile alla stessa.

Per ottenere la base imponibile e dunque il reddito di riferimento, si moltiplica l’importo di TFR accantonato per 12 (numero fisso convenzionale previsto per il calcolo). Il risultato va poi diviso per gli anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro. Una volta ottenuta la base imponibile, dovrai:

  • Applicare le aliquote rispettando gli scaglioni di reddito vigenti nell’anno di cessazione del rapporto di lavoro.
  • Calcolare l’aliquota media, ottenuta dividendo il valore dell’imposta IRPEF secondo le norme vigenti ed il reddito di riferimento.

Attualmente, gli scaglioni di reddito e le relative aliquote Irpef sono i seguenti:

  • fino a 15.000 euro: 23%;
  • oltre 15.000 e fino a 28.000 euro: 27%;
  • oltre 28.000 e fino a 55.000 euro: 38%;
  • oltre 55.000 e fino a 75.000 euro: 41%;
  • oltre 75.000 euro: 43%

Esempio calcolo aliquota media TFR

Facciamo un esempio pratico. Ipotizzando che il TFR maturato, comprensivo di rivalutazione già calcolata e tassata, dopo 15 anni di lavoro sia pari a 25.000 euro, il reddito di riferimento sarà dato da:

  • 25.000*12 = 300.000 è 300.000 : 15 di attività lavorativa = 20.000 euro

Ottenuta questa base imponibile, applichiamo le aliquote IRPEF:

  • Aliquota del 23% su 15.000 euro = 3.450 euro
  • Aliquota del 27% (per la quota che eccede i 15 mila) su 5.000 euro = € 1.350 euro

Il valore totale dell’imposta è di 4.800 euro. Dall’imposta ottenuta abbiamo l’aliquota media è:

 4.800 : 12.000*100= 40% di aliquota media.

In definitiva, il TFR netto sarà uguale alla differenza tra il TFRlordo e l’imposta, cioé:

25.000 – 10.000 (40% di 25.000) = 15.000 euro

Riduzione dell’aliquota IRPEF

A partire dal 2008 per i rapporti di lavoro con durata inferiore ai 2 anni e per i TFR che hanno un reddito di riferimento non superiore ai 30 mila euro sono previste delle detrazioni agevolate, cioè una riduzione dell’imposta.

Nello specifico, tali riduzioni sono pari a:

  • Reddito minore o uguale a 7.500 euro: 70 euro.
  • Reddito maggiore di 7.500 e inferiore a 28.000 euro: 50 euro più 20 euro x (28.000 – reddito di riferimento)/20.400.
  • Reddito maggiore di 28.000 e inferiore a 30.000 euro: 50 euro x (30 mila euro – reddito di riferimento)/20.500 euro.

Successivamente a tali operazioni, e in base all’aliquota media che hai versato nei 5 anni anteriori alla cessazione del rapporto di lavoro, l’Agenzia delle Entrate riliquida l’imposta dovuta. Se la differenza tra l’imposta non pagata e quella pagata supera i 100 euro emettono un avviso di pagamento al diretto interessato.  Può anche capitare che il datore di lavoro abbia effettuano una trattenuta maggiore del dovuto. Ovviamente, in questo caso gli uffici finanziari rimborsano il maggiore credito.

In base all’attuale normativa le quote di TFR che sono maturate a partire dall’1° gennaio 2001 sono seguono una normativa, mentre quelle maturate dopo sono disciplinate differentemente.  Infatti, le quote maturate sino al 31 dicembre 2000 sono interamente tassate dal datore di lavoro, mentre quelle successive a questa data sono assoggettate solo a ritenuta provvisoria da parte del datore di lavoro (attualmente questa è circa il 17%), in quanto sarà poi l’Agenzia delle Entrate ad effettuare il calcolo definitivo dell’imposta dovuta.

Dove si vede il TFR in busta paga?

Sapere a quanto ammonta il TFR spettante è utile non solo per sapere quanto si andrà a percepire alla cessazione del rapporto di lavoro, ma anche quanto si può richiedere a titolo di anticipazione della liquidazione.           

Indicare il TFR sul cedolino è obbligatorio, tuttavia, la struttura della busta paga non è sempre uguale per tutti. Nella maggior parte dei casi, nella parte bassa del cedolino troverai un prospetto riassuntivo dei dati relativi al TFR, vicino alla sezione dedicata ai dati previdenziali e assicurativi.

Ecco, nel dettaglio, a quale voce devi cercare per trovare tutti i dati relativi al TFR:

  • “ TFR spettante al 31/12/20XX ”. Fondo TFR al 31 dicembre dell’anno precedente.
  • “TFR maturato anno corrente”. Mostra a quanto ammonta l’importo che hai accantonato nell’ anno corrente.
  • IMPONIBILE ”. Retribuzione utile per il calcolo del TFR.
  • ” ACCANTONAMENTO ”.  Quota TFR lordo maturata nel mese e/o nell’anno.
  •  “ ACCANTONAMENTO NETTO ”. Quota TFR netto maturata nel mese e/o nell’anno.
  • ” TFR FONDI PREV ”. A volte ci sono anche altre voci, come il trasferimento del TFR in un fondo differente, eventuali anticipi già versati o diretti verso un fondo di previdenza complementare.
  • “ CTRL 297 ”. Rivalutazione del TFR.  In quanto la L. 29 maggio 1982, n. 297 disciplina il trattamento di fine rapporto e le norme in materia pensionistica.
  • “ IMPOSTA TASS. SEP ”. Ritenuta INPS.
  • “ ALIQUOTA IRPEF ”. Aliquota media sul TFR (in percentuale).
  • “IRPEF TASS. SEP.” Tassazione IRPEF sul TFR.

La Legge di stabilità 2015, inoltre, ha previsto la possibilità per i lavoratori dipendenti del settore privato con almeno 6 mesi di anzianità di ottenere in busta paga, quindi mensilmente, un anticipo del trattamento di fine rapporto. La scelta di farsi o meno anticipare la liquidazione spetta al lavoratore e, una volta manifestata la volontà di ricevere il TFR in busta paga, l’opzione non può essere revocata fino al 30 giugno 2018.

Destinazione del TFR

Al momento dell’assunzione il dipendente deve scegliere entro 6 mesi la destinazione del TFR tra:

  • Regime di retribuzione differita: il TFR viene erogato al lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro;
  • Conferimento del TFR a previdenza complementare: lasciare il TFR in azienda.

Se il lavoratore non effettua la scelta entro 6 mesi dall’assunzione, il TFR viene in automatico destinato integralmente a previdenza complementare tramite il meccanismo del tacito consenso.

TFR in busta paga: è obbligatorio inserirlo?

Nella busta paga devono essere indicate tutte le competenze spettanti al lavoratore, compreso quindi il TFR in quanto è anch’esso elemento della retribuzione.

Anche se non è immediatamente disponibile è parte integrante del salario lordo. Per essere più precisi si tratta di un salario differito che il datore di lavoro trattiene e di cui è responsabile, con il compito di reinvestirlo all’interno dell’azienda.

Il conteggio del TFR in busta paga è mensile o annuale?

Come già anticipato, il TFR si trova nella parte bassa della busta paga.  In genere, è possibile vedere sia quanto è maturato quel mese sia quanto è stato accantonato progressivamente nell’anno. La casella con la dicitura “Fondo TFR al 31/12” indica quanto TFR è stato maturato nell’anno precedente. Accanto a tale casella si possono trovare poi altre informazioni come:

  • Retribuzione utile al calcolo del TFR. Ricorda che la retribuzione mensile non coincide mai con quella utile al calcolo in quanto non tutte le voci retributive concorrono al calcolo del TFR.
  • Quota annua del TFR. La quota di TFR maturato sino a quel mese.
  • Rivalutazione TFR e relativa imposta;
  • TFR a Fondi. Quando il TFR viene destinato dal lavoratore, in tutto o in parte, ad un fondo pensione.
  • Anticipi. Quanto TFR maturato sia già stato corrisposto nell’anno al lavoratore.

1 commento su “Il TFR in busta paga: dove si vede e come si calcola”

  1. Maurizio Ruggieri

    Articolo molto interessante e ben esposto.
    A Riguardo della destinazione del TFR l’articolo riporta il seguente:
    “Destinazione del TFR
    Al momento dell’assunzione il dipendente deve scegliere entro 6 mesi la destinazione del TFR tra:
    – Regime di retribuzione differita: il TFR viene erogato al lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro;
    – Conferimento del TFR a previdenza complementare: lasciare il TFR in azienda.”
    Quest’ultima opzione sembra in contraddizione in quanto conferire il TFR a fondo di previdenza complementare significa proprio non lasciarlo in azienda. E’ così?
    Grazie
    Saluti

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