Cos’è lo spread sul mutuo? Tutto quello che devi sapere

Se hai mai aperto un mutuo, o comunque ne stai cercando uno, molto probabilmente ti sarà capitato spesso di imbatterti in una parola molto strana che ti ha confuso le idee: lo spread.

Cos’è lo spread sul mutuo

Se non lo sapessi, il termine spread significa esattamente la differenza. È una parola che sentiamo spesso, specialmente nei telegiornali, ma ogni volta che accade non sappiamo mai di cosa si stia parlando nello specifico.

In generale lo spread indica il gap che esiste tra i rendimenti di due titoli di stato di stesso tipo e stessa durata. Nel caso particolare dei mutui, lo spread indica invece la differenza tra tasso fisso e tasso di riferimento. I primi vengono scelti dalla banca, mentre i secondi cambiano giornalmente, e sono pubblicati sui principali quotidiani e siti web economici.

Quindi per fare un esempio, se il tasso euribor a 1 mese è pari allo 0,50%, ed una banca propone un tasso finito del 2%, lo spread applicato è pari a 1,5%.

È fondamentale per comprendere il tasso di mutuo effettivamente pagato dal cliente che ha sottoscritto il prestito, e rappresenta il “premio per il rischio” cioè la remunerazione che la Banca percepisce per l’erogazione del finanziamento.

Ogni volta che un qualsiasi istituto di credito garantisce l’emissione di un prestito, il suo guadagno sta nello spread che rappresenta il costo aggiuntivo applicato al tasso di base già richiesto al mutuatario.

Tassi di riferimento

spread

Come abbiamo già anticipato, per determinare il tasso d’interesse applicato sui mutui le banche utilizzano dei tassi di riferimento.

Gli indici di riferimento più diffusi nei mutui ipotecari sono:

Euribor e Eurirs dipendono dalla durata del finanziamento, quindi aumentano all’aumentare della durata del mutuo.  

C’è poi ovviamente una differenza tra il tasso Bce e quello Euribor o Irs, perché nel primo caso parliamo del “tasso di sconto” cioè il costo del denaro sostenuto dalle banche per “comprare” denaro dalla Banca Centrale Europea. Nessuna banca ha il potere di influenzare il suo valore, che viene invece determinato dall’apposito consiglio della Bce in funzione dell’andamento dell’economia e dell’inflazione.

Per tutti gli altri tassi, compreso Euribor e Irs, il tasso è dato invece dalla media degli “scambi” (o acquisti) della liquidità tra le varie banche. Essendo un valore “medio” può essere marginalmente influenzato da un certo numero di banche che hanno un maggiore peso nel settore.

Chi stabilisce lo spread ?

Le banche scelgono autonomamente quale percentuale aggiuntiva applicare, di norma tra l’1 e il 3%. Per questo motivo è molto importante scegliere con attenzione l’istituto di credito a cui affidarsi.

Lo spread cambia anche in base al tipo di mutuo che stiamo sottoscrivendo: maggiore è il rischio del finanziamento, maggiore sarà la remunerazione che la banca richiederà. Il mutuo ipotecario ha solitamente uno tasso piuttosto basso rispetto ad altre tipologie di prestito perché considerati più sicuri in quanto coperti dalla garanzia di un immobile.

I mutui a tasso variabile anche hanno spread più bassi (di solito intorno all’1,6%), mentre quelli a tasso fisso sono più alti. Questo perché nei primi il rischio legato all’andamento variabile dei tassi di interesse ricade sul mutuatario, nel secondo caso sulla banca.

Cosa provoca l’aumento dello spread ?

I fattori fondamentali che incidono sulla salita o la discesa dello spread sono tre:

  • Concorrenza sul mercato: più sono le banche che offrono mutui, maggiore è la concorrenza e minore sarà il costo (cioè lo spread). È la legge della domanda e dell’offerta.
  • Approvvigionamento della liquidità: questa viene definita dal volume di depositi dei clienti di una banca e dai prestiti provenienti dalla BCE. Se i tassi proposti dalla Banca Centrale sono molto bassi, vuol dire che gli istituti ogni volta che chiedono un prestito devono pagare un costo altrettanto basso, quindi avranno accesso a più liquidità. Maggiore è la moneta in circolazione, minore sarà il costo per ottenerla e più basso sarà quindi anche lo spread.
  • Tassi di default: indicano la probabilità di inadempienza di un prestito e vengono pubblicati nei vari rapporti dell’Abi. Minore è il rischio di insolvenza, minore sarà il premio per il rischio che la banca richiederà.

Il ruolo dello spread: il calcolo di TAN, TAEG e interessi sul mutuo

Gli interessi su un mutuo sono calcolati:

  • su base annua
  • sulla base dell’importo del mutuo e della durata
  • moltiplicati per il tasso annuo nominale

Sulla base di quanto appena detto, avremo che la relativa formula è data da:  

Il Tasso annuo nominale (TAN) a sua volta è formato da altri due fattori, cioè lo spread sommato ad un indice di riferimento che varia al variare del costo del denaro (ovvero il tasso di interesse fissato dalla BCE). Avremo quindi: 

Il calcolo del TAN è fondamentale nel derivare il valore del Tasso Annuo Effettivo Globale (T.A.E.G.), così come l’Indicatore Sintetico di Costo (ISC). Entrambi sono indici che riportano il tasso di interesse effettivo di un finanziamento calcolato su base annua.

Tan vs Taeg

È importante capire che cosa differenzia il TAN e TAEG: il primo misura la percentuale degli interessi pagati su ogni rata mensile. Il secondo, invece, è la percentuale degli interessi complessivi pagati sulla somma totale del prestito. Il TAEG è quindi un dato molto preciso ed è fondamentale da tenere in considerazione per valutare la convenienza della possibile sottoscrizione di un prestito.

L’utilizzo del TAEG quindi facilita la comparazione tra più operazioni di finanziamento: il suo calcolo, infatti, include il Tasso Annuo Nominale (che comprende lo spread), le spese di istruttoria e documentazione della pratica, le spese di gestione della pratica, le eventuali assicurazioni obbligatorie, i bolli statali, e così via.

La formula è:

dove:

  • gli interessi vengono calcolati come già è stato mostrato più sopra, applicando il tasso di interesse previsto dal contratto;
  • gli oneri includono tutte le spese diverse da quelle per interessi, sostenute nel periodo di riferimento connesse con l’affidamento. Tra gli oneri sono inclusi, ad esempio, i canoni periodici e le altre spese fisse relative sia al conto corrente che al finanziamento;
  • t invece indica l’orizzonte temporale del prestito ed è pari al rapporto tra 12 (cioè i mesi che compongono un anno) e la durata del finanziamento espressa in mesi. In alternativa, potremmo avere 365 sempre diviso il periodo di riferimento ma stavolta espresso in giorni. Ad esempio, nel caso di un finanziamento trimestrale, avremo t = 12/3.

Il valore del TAEG è obbligatoriamente presente nel foglio informativo. Se vuoi approfondire meglio questo argomento e per avere maggiori informazioni sull’informativa precontrattuale dei contratti per il credito al consumo clicca qui.

In generale, possiamo dire i tassi di interesse applicati su un mutuo dipendono da tre fattori essenziali:

  • Importo del mutuo
  • durata del finanziamento
  • costo del denaro.

In conclusione, lo spread è quindi uno strumento fondamentale nel comprendere il costo di un qualsiasi tipo di finanziamento (dai mutui, ai prestiti, fino al credito al consumo). Attraverso questo è possibile derivare il TAN che ci permette di calcolare gli interessi di un mutuo da cui dipende il valore più significativo di tutti, cioè il TAEG. Quindi, la prossima volta che vorrete sottoscrivere un contratto di mutuo, attenzione allo spread !

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