Chi sono i soggetti incapienti e cosa significa incapienza IRPEF?

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Per capire che cos’è l’incapienza IRPEF, bisogna analizzare il concetto di capienza fiscale e i casi in cui si può avere diritto alle detrazioni previste dalla legge.

Lo strumento che ci permette di venire a conoscenza della capienza o incapienza fiscale è la dichiarazione dei redditi, che tra le sue funzioni ha quella di evidenziare se il contribuente ha facoltà di recuperare o meno le tasse pagate in più rispetto a quanto dovuto o, in alternativa, se ha diritto ha delle detrazioni fiscali su determinate spese.

Che cosa significa incapienza fiscale?

Con il termine incapienza fiscale si indica la situazione fiscale di una persona, il cui reddito complessivo, o l’imposta lorda, hanno dei valori talmente bassi da non permettere al contribuente di fruire appieno delle agevolazioni fiscali previste dalla normativa.

Se il soggetto è incapiente, non ha la possibilità di avvalersi di nessuno sgravio fiscale per ridurre il suo credito di imposta ai fini IRPEF. 

Per portare a termine l’operazione di conguaglio a credito, quindi, il contribuente deve essere capiente dal punto di fiscale. Il Fisco non elargisce nulla se non vi sono dei presupposti adeguati: se al contribuente viene riconosciuto un credito, è perché in qualche modo egli lo ha pagato con tasse precedenti. In caso di incapienza fiscale, quindi, il rimborso non viene erogato.

Ma come si può attestare l’incapienza fiscale di un soggetto? Questa può essere verificata sulla dichiarazione dei redditi. Quest’ultimo può avvenire utilizzando il modello 730 o il modello redditi PF. Mediante la dichiarazione dei redditi, infatti, si versa l’IRPEF dovuta, la quale può essere trattenuta dal datore di lavoro, se si tratta di lavoratori subordinati, o che non è stata ancora versata da coloro che lavorano come autonomi. Qualora dovesse risultare un incapienza fiscale, il contribuente perde il diritto a rimborso IRPEF, qualsiasi siano le spese (interessi su mutui, spesa sanitaria, spese di ristrutturazione o spese universitarie). 

Nel momento in cui si perde questo diritto a rimborso, lo si perde per sempre. Le dichiarazione dei redditi, infatti, seguono il principio dell’annualità di imposta: nel caso in cui non si riuscissero a recuperare le spese del 2021 con la dichiarazione dei redditi del 2022, infatti, queste spese non si possono posticipare agli anni successivi. 

I lavori dipendenti per ottenere un rimborso fiscale, devono essere capienti: L’imposta lorda deve essere superiore alle detrazioni per lavoro dipendente o per i carichi di famiglia che sono già state calcolate e inserite nelle proprie Certificazioni Uniche

In sintesi se l’IRPEF risulta pagata è possibile ottenere i rimborsi; per ottenere tutti quelli che spettano al contribuente, quest’ultimo deve avere pagato un’imposta maggiore rispetto a un eventuale rimborso totale spettante.

Se, ad esempio, il contribuente dalla Certificazione Unica possiede trattenute IRPEF e addizionali pari a 2000 euro per l’anno 2021, potrà avere un rimborso esclusivamente di 2000 euro. Nel caso in cui lui avesse effettuato spese, di qualsiasi natura tra quelle indicate dalla normativa, per un importo di 3000 euro, l’eccedenza sarà persa. Nel caso in cui, invece, le detrazioni per lavoro dipendente e familiari a carico superino l’IRPEF dovuta, non vi è alcun diritto al rimborso, in quanto viene analizzata la voce ritenute IRPEF. Qualsiasi siano le spese sostenute, quindi, risultati detraibili e sostenute dal contribuente, in questo caso non danno diritto ad alcun rimborso.

Chi sono i soggetti incapienti?

I contribuenti che possiedono un reddito molto basso nell’anno d’imposta di riferimento, vengono esonerati dal presentare la dichiarazione dei redditi. Nel caso in cui pur presentano la dichiarazione dei redditi, si trovano in una situazione in cui non possono beneficiare né delle detrazioni né delle deduzioni fiscali. I soggetti che rientrano in queste casistiche vengono definiti soggetti incapienti. 

In questa categoria rientrano: 

  • i pensionati che percepiscono degli assegni mensili INPS con importi bassi; 
  • i lavoratori autonomi, in possesso o meno della partita IVA, che hanno un basso reddito annuale o i cui redditi annuali sono riconducibili esclusivamente ha delle prestazioni occasionali; 
  • tutti i contribuenti che nell’anno d’imposta di riferimento non hanno nessun reddito da dichiarare e, quindi, non possono accedere agli sconti di imposta nel caso in cui abbiano da dichiarare degli oneri detraibili o deducibili.

Fanno parte di questa categoria anche coloro che rientrano nella cosiddetta no tax area, ossia tutti coloro possiedono un reddito fino agli 8.000 euro e sul quale si applica l’IRPEF.

Quando si fa riferimento ai soggetti incapienti, quindi, si indicano tutti coloro che fanno parte di una determinata area che non è soggetta a tassazione e che, di conseguenza, non hanno la possibilità di portare alcuna spesa in detrazione.

Le conseguenze dell’incapienza IRPEF per le detrazioni e i bonus fiscali

Visto che i soggetti incapienti non possiedono alcun diritto in merito ai rimborsi fiscali, ci si è interrogati sulla loro possibilità ad accedere ai bonus fiscali (bonus 110%, ecobonus, sismabonus, bonus facciate, etc).

Coloro che sono incapienti potranno usufruire dei bonus fiscali, purché scelgano di cedere il credito relativo al bonus direttamente ai fornitori del lavoro o alla banca.

La detrazione fiscale che si può ottenere con l’opzione della cessione del credito avviene quando il contribuente cede il credito a un ente terzo, ovvero a fornitori di beni, banche, esercenti di attività autonome e società. In cambio di questa cessione, gli viene riconosciuto un rimborso. La cessione del credito permette al committente di pagare la ditta che si occupa dei lavori, la quale cederà il credito che gli spetta a degli intermediari finanziari (assicurazioni, banche, poste), i quali corrisponderanno l’importo equivalente al credito.

I soggetti incapienti potranno, inoltre, recuperare il beneficio fornito dal bonus mediante lo sconto diretto in fattura.

Per mezzo dello sconto in fattura, la ditta che effettua i lavori si impegna ad anticipare al committente la spesa detraibile e può in un secondo momento cedere il suo credito alle banche o ad altri istituti finanziari, conosciuti anche come intermediari finanziari.

Lo sconto in fattura o la cessione del credito potranno essere usati anche dai proprietari di un appartamento all’interno di un immobile il cui proprietario non percepisce altri redditi. Lo puntualizza l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 30/2020: questo perché il contribuente è titolare di un reddito fondiario derivante dalla rendita catastale del bene patrimoniale.

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